sabato 18 settembre 2010

rosa rosa

forse non è il libro giusto.
no, forse no.
ma metterlo giù per scrivere non è stato facile, è ipnotico, devi andare avanti, per forza, sempre più veloce, saltando brandelli di frase, tanto sai quello che sta dicendo, tanto poi tornerai a guardarlo bene, intanto devo leggere, leggere tutto, spiritata, finchè non finisce, finchè non ti lascia spossata a guardare una pagina bianca.

e ti costringe a pensarci, e a ripensarci, e quella sottile angoscia di sottofondo esce allo scoperto e ti attanaglia lo stomaco.
e uno, e due. e tra un attimo, quasi defilato, senza far rumore, il terzo.
così, nel nulla, senza troppe cerimonie, di corsa. e intanto non cambia niente, intorno è sempre la stessa storia. c'è sempre la stessa signora nello stesso letto, e lo stesso ignoto e ancestrale rito del cibo. gli stessi piccoli gesti, su cui ruota l'economia di vite che non sanno, non vedono non si accorgono del buco che hai dentro, non sentono ticchettare l'orologio, non vedono quello che sta per succedere, che è accaduto, e che ora è già quasi normale.

forget what people say: i'll stick to what my heart cries.
(e forse è davvero meglio se ora cambio suoneria)

giovedì 9 settembre 2010

pari e patta

[ovvero sia "mal comune mezzo gaudio"]

ecco. se non riesci più a comunicare neanche per iscritto, sei davvero finita.
45 minuti per un'e-mail - neanche nei tuoi trip peggiori, neanche nelle mail più folli ti sei trovata così in difficoltà.

"avevo cambiato idea".
e il castello di carte saltò per aria.

e ora, ora dove scappo per non vedere i buchi che lasciate?

sabato 4 settembre 2010

impressioni

uffa.
e io che ero convinta che il mio lato sbrilluccicoso e pieno di utopistici cuoricini mi avesse resa ridicola solo agli occhi della me più severa,
a cui ha mandato all'aria cinque anni di disciplina quasi perfetta.

venerdì 3 settembre 2010

sola in una città ostile!

[ovvero sia "how to have fun in pise in 20 steps"]

step 1: capire dove sei. e magari dove devi andare.
step 2: spiegare a due francesi cosa sono i pinoli. senza saperlo dire nè in francese nè in inglese
step 3: attaccare bottone in fila per entrare al concorso (e non sentire che ti stanno chiamando)
step 4: avere una bidella che ti porta merendine, acqua e succhini a metà dell'esame
step 5: studiare storia sdraiata sotto la torre
step 6: girovagare di panchina in panchina leggendo julia invece che ripassare storia (e il giorno dopo avere il tema proprio su quello che non hai riguardato)
step 7: passare due ore a provare le biro in una cartoleria
step 8: al ristorante, scrivere milioni di messaggi perchè non sai dove guardare mentre aspetti
step 9: arrivare all'esame di storia e renderti improvvisamente conto che le 237 persone che hanno scelto un'altra materia sono state molto più intelligenti di te
step 10: avere il Logos che ti armonizza l'esistenza
step 11: mangiare un gelato il più lentamente possibile per sentire lo zucchero che entra in circolo e ti rianima (e finire a fare un paciugo immondo scandalizzando una coppietta spagnola)
step 12: giocare con le bolle di sapone di un bimbo
step 13: "non è un concorso di ammissione, ma una prova di compatibilità!"
step 14: spendere all'incirca 4€ ad ogni telefonata
step 15: andare a una cena romantica in compagnia di kant e i suoi prolegomeni
step 16: trovare il prof di filosofia incredibilmente familiare
step 17: incontrare una concorrente a colazione e cercare con nonchalance estrema di sbirciare cosa sta ripassando
step 18: rompere la penna del commissario cercando di firmare per la presenza
step 19: mettere il nome sul 'artoncino, il 'cartoncino dentro la busta, la busta dentro l'altra busta e sigillare il tutto
step 20: scherzavo, è stato bello, arrivederci e grazie!

[il tutto condito dai giovani comunisti sezione di pisa che facevano proselitismo all'ingresso delle prove]

sabato 28 agosto 2010

telefonofobia

mi sta passando.
quasi.
mi schiarisco la voce prima di fare il numero, e conto gli squilli sperando che in realtà non risponda nessuno - ma ogni volta è un po' più naturale.
divento vecchia.

e ho attaccato gli ultimi volantini in un corridoio pieno di sole
e mi hanno dato una mano, sorridenti,
e non c'erano ragazzi, ed era fuori dal tempo,
e ho sorriso.
ho sorriso, felice, perchè non era più il mio posto ma c'era ancora tutto, e ora so che, se voglio, posso tornare a farmi coccolare.

e poi, vada come deve andare.
"relax, whatever u'll end up doing it will be great."

giovedì 26 agosto 2010

vjera rostòva

[e dire che la sua ansia di onniscienza non risparmia neanche i baffetti di liza...
e non si è mai chiesto in che mondi fuggiva, distogliendo lo sguardo appannato da felicità a cui non era invitata, da risate che sarebbero potute essere sue.]

non è che fosse passato poi troppo tempo, dall'ultima volta che ci ero stata.
210 giorni, mi dice il mostro - e senza questo mare di informazioni inutili non saprei come affogare la noia.
eppure... eppure era cambiato tutto.
con la neve si era sciolta la poesia.
e anche tutti i contorni, gli obiettivi, le storie, le parole, l'euforia, i sogni.
ma era tornato alla luce quello che la neve aveva conservato, nascosto... non so, una sorta di amore malinconico, di affetto per il creato, senza un oggetto preciso.
e amare tutto e tutti, sacrificarsi per sempre per amare significava non amare nessuno, significava non vivere di questa vita terrena, come disse andrej - e forse è per questo che non lo so dire, e ho passato giorni a disegnare spirali su fogli che trovo per caso studiando italiano.

solo che io ho paura del vuoto. come ho paura del buio.

lunedì 2 agosto 2010

senza-legge

passo, passo, passo
ostinazione da mulo, forse.
piano, piano, per andare d'accordo con quell'ammasso di ossa e carne che quest'anno non vuole fare il suo dovere e si rifiuta di correre su, in alto.
va bene lo stesso, in fondo - andiamo piano, piano, ma andiamo.
un passo dopo l'altro, sempre più in alto, e ad ogni passo lasci cadere un pensiero, a segnare la strada del ritorno.
e finalmente trovi il ritmo giusto,
quello che ti permette di pensare a passo di danza, di accordare ogni parola ad un movimento, che ti permette di andare avanti all'infinito e intanto raccontarti storie, creare mondi, riscrivere quello che è stato.
e il bello è che ci credi.
finchè continui a camminare, sei talmente concentrato da credere a tutto, anche le storie che ti racconti da sola.
e allora fuggi, fuggi, e le immagini diventano nitide, e le storie armoniose, lineari, logiche, necessarie. tutto deve essere andato così come stai pensando, per forza.

e all'improvviso... all'improvviso guardi avanti,
e c'è il nulla
- o tutto, ormai non ha più senso distinguerli.
è Gioia,
amore per tutto, la vita, il mondo.

il problema è quando torni giù,
e guardando in alto ti accorgi che non eri tu, a dominare il mondo, ma il mondo che ti ha relegata in esilio su una cima perduta;
e capisci che le storie erano storie, e quella volta, invece di rispondere, hai riso e abbassato gli occhi, e dietro l'angolo non ci sarà nessuno;
e quando leggi nei suoi occhi che si voltano
che in fondo
fai un po' ridere.